La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
Olimpiadi 2026: l'esempio di Milano, il rammarico di Roma
25/Giugno/2019
Attualità

di Lorenzo Guidantoni

L'assegnazione delle Olimpiadi invernali 2022 a Milano e Cortina è un successo che, come per ogni evento internazionale, travalica il significato sportivo, spingendoci ad una doverosa riflessione sulle idiosincrasie di casa nostra.

Terminato lo champagne bisognerà chiedersi quale sia stato il meccanismo per il quale Milano (ed in generale gran parte del Nord) riesca ad innalzarsi sempre al di sopra del livello medio del Paese, mentre Roma ed il Sud, con tutto il pesante carico della loro storia, si allontanano velocemente dal centro del mondo.

In un articolo apparso sull'Espresso, il 16 giugno u.s., viene raccontato l'exploit di Milano negli ultimi anni, exploit fatto di nuovi grattacieli, migliaia di uffici, aziende che puntano sul capoluogo lombardo trasferendo le proprie sedi, e con una ulteriore accelerazione di crescita e sviluppo seguita all'Expo del 2015. 

Il paragone con Roma risulta così impietoso, riflettendosi anche sulla lungimiranza delle amministrazioni. Il Sindaco della città meneghina, Beppe Sala, ben conscio di una spinta propulsiva dell'Expo ormai al termine - per sua stessa ammissione - , ha fortemente voluto credere nelle Olimpiadi invernali come volano per la costruzione di nuove infrastrutture, impianti sportivi e, di conseguenza, per la crescita occupazionale.

Dall'altra parte, appena qualche anno fa, l'amministrazione capitolina sbatteva la porta in faccia al Presidente del Coni, Giovanni Malagò, contraria alla possibile candidatura  di Roma ai giochi olimpici (già in posizione favorevole rispetto agli altri candidati), per la paura di nuovi scandali, incapacità di gestione, idealismi puritani, preconcetti ideologici.

Mentre lo storico stadio di San Siro verrà abbattuto per farne uno nuovo, a Roma si discute da anni sul futuro dello Stadio Olimpico, fra fazioni contrarie e favorevoli,  con battaglie fra costruttori, burocrati e politici, in un sistema capace di corrompersi prima ancora dell'assegnazione dei lavori. 

Spostandoci su un piano ancora più alto, oltre le amministrazioni comunali, la politica nazionale recita un ruolo da protagonista su una scelta strategica come quella di ospitare le olimpiadi. In questo senso, Veneto e Lombardia, guidate dalla Lega, hanno spalleggiato i sindaci delle città coinvolte in maniera più totalizzante di quanto non siano state capaci di fare altre realtà politiche negli ultimi decenni.

Mentre i personalismi di alcune realtà conducono al cannibalismo politico, altri hanno compreso che a fronte al raggiungimento del bene comune tutti potranno rivendicare il proprio ruolo, senza gravare sullo sviluppo della società con il peso di un "no a prescindere". 

Mentre Roma ed il Sud percorrono la strada di un desolante declino, Milano ed il nord si ergono ad esempio di visione strategica e di esemplare concretezza.

Uscendo dal fatalismo tipico di certa "italianità", i differenti risultati portati a termine dalle amministrazioni cittadine sopra citate sono frutto delle differenti abilità relazionali e politiche, di lungimiranza, di responsabile pragmatismo, in un sistema di gestione della "cosa pubblica" che poggia sul necessario terreno comune del buonsenso.

Roma e gran parte del Sud Italia restano così immobilizzate da un cambio di mentalità che stentano ad abbracciare, soffocandosi in ricordi sempre più sbiaditi e lontani dal futuro, disorientati dentro ad un mondo che gira al doppio della loro velocità di azione.

Nota di colore: il Premier Conte e il M5S che hanno evocato nelle Olimpiadi "il sogno di tutta Italia", perché non hanno voluto coinvolgere Torino nella candidatura? E il sogno di Roma olimpica?