La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
L'Italia del gioco d'azzardo
28/Gennaio/2019
Attualità economiche sociali

dì Lorenzo Guidantoni

Rischia di passare in sordina la notizia relativa ai dati sul gioco d'azzardo in Italia, con tutte le numerose dinamiche ad esso collegate. I numeri sono stati raccolti nel LIBRO BLU 2017, diramato dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, soltanto il 5 dicembre 2018, dal quale Vittorio Feltri, con il solito modo tranchant che lo contraddistingue, ha preso spunto per dichiarare che "l'Italia ha un popolo di deficienti".

Nel 2017, sono stati spesi 100,7 miliardi di euro fra lotterie e scommesse varie.Una cifra da capogiro, alla quale andrebbe aggiunta quella illegale che, ovviamente, non può essere censita con precisione.

In modo più pacato e con tutto il rispetto, il gioco d'azzardo, che sta diventando una voce di vitale importanza nel bilancio dello Stato, porta con se dei riflessi sociali ed economici che meritano una considerazione più attenta e approfondita.

Di questa storia, innanzitutto, bisogna sottolineare un fatto che sfugge spesso ai titolisti: gli oltre 100 miliardi di euro - messi in prima pagina per attirare l'attenzione dei lettori - sono la cifra spesa dagli italiani a fronte di un ritorno in vincite pari a 82.9 miliardi. 

Nello scarto fra spesa e vincite, tolto il giusto guadagno degli intermediari, l'erario, nel 2017, ha incassato attraverso il gioco d'azzardo 10.3 miliardi di euro.

Questi i fatti, tralasciando qualsiasi giudizio morale, che rimane.

In sostanza, il reddito di cittadinanza o la "quota 100" per le pensioni,  potrebbero essere pagati con i sogni degli italiani.

Infatti, la crescita esponenziale della spesa per il gioco d'azzardo, che, dalle prime stime, è aumentata di ulteriori 600 milioni di euro nel 2018, ci racconta un Paese con una forte propensione alla scommessa ed alla ricerca di facili soluzioni, scarsamente fiducioso in un futuro che non sia figlio del colpo di fortuna, più voglioso di fuggire da un incubo che non di lanciarsi in un sogno.

La guerra al gioco d'azzardo, uno dei tanti cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, ora, come altri punti del suo programma, si sta sfracellando contro i cavalli di frisia della realtà. Nel maxiemendamento, infatti, dietro la forte necessità di fare cassa, è stata inserita una nuova, maggiore tassazione per i giochi, diminuendo allo stesso tempo il pay out, ossia le possibilità di vincita. 

Le ludopatie crescono e con loro centinaia di storie drammatiche toccano sempre più famiglie, il cui patrimonio viene spesso dilapidato dietro a sogni a basso costo e a gettito continuo. 

Il dato di fatto, però, resta: il gioco d'azzardo serve più che mai al bilancio dello Stato italiano, il quale un giorno vuole essere rigido censore ma il giorno dopo smazza le carte con l'abilità di un croupier monacense.

Il tutto è stato coperto con la facile morale espressa negli avvertimenti stampati sui biglietti dei gratta e vinci o delle lotterie, così come è stato fatto per le sigarette. 

Sicuramente, in Italia,  non mancheranno mai i venditori del Colosseo, ma un numero così alto di possibili acquirenti non si era mai visto.

A fronte di tutto questo, più che definire il popolo italiano "deficiente", probabilmente è più giusto dire che esso appare, una volta di più,  tremendamente sfiduciato, e tragicamente attratto dalle facili soluzioni, espresse in tabaccheria quanto alle urne.