La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
La loro Africa: Via della Seta e lungimiranza cinese
17/Settembre/2018
Politica Economica

di Lorenzo Guidantoni

Sorprende lo stupore attorno alla manovra avvolgente che la Cina sta sviluppando in vari continenti.


Già da qualche decennio, infatti, Pechino ha deciso di essere presente in Africa con consistenti investimenti nel settore infrastrutturale, passati, dal 2011 al 2016, da 16 a 40 miliardi di dollari (+150%), a fronte di una crescita zero degli Usa, fermi a 57 miliardi.
Il nostro Paese si segnala con un aumento da 13 a 23 miliardi di dollari (+77%).


Sin dal 2009 la Cina aveva superato gli Usa come primo partner commerciale del continente africano.


Dopo l'acquisizione della maggior parte delle "terre rare" (elementi indispensabili nelle costruzione delle nuove tecnologie), il lungimirante sguardo cinese in Africa ha puntato sulla costruzione di veri e propri centri di produzione industriale ed abitativi, ampliando i suoi insediamenti – sviluppati su un modello architettonico vagamente sovietico – verso la parte orientale subsahariana, fino a toccare il Sudafrica.


Al di là degli evidenti interessi economici della Cina e della sua volontà di svolgere un ruolo egemone nella futura configurazione geopolitica – aiutata dagli orientamenti nazionalistici del Presidente Trump e dalla politica gentile dei "cinque non", ispirati da eticità e correttezza, con cui presenta le sue proposte commerciali - questa manovra di espansione è da vedere anche come un contributo strategico alla crescita degli Stati coinvolti.


L'Europa, e l'Italia in particolare, si stanno lacerando nel problema dell'immigrazione clandestina.


E' serio pensare che se ne possa uscire, nel tempo che occorre, favorendo lo sviluppo di Paesi del continente nero e stimolando la loro crescita, attraverso, in primis, investimenti in infrastrutture (strade, acquedotti, dighe, informatica, formazione etc.)

In tale situazione va inquadrato il progetto denominato "Via della Seta".
Esso è basato principalmente sul rafforzamento commerciale tra la Cina e l'Europa, con la realizzazione di due corridoi: uno marittimo e l'altro ferroviario ("One Belt, One Road").


L'Italia è una fra le nazioni che potrebbero maggiormente giovasi delle attività di transhipment previste nel progetto cinese, in particolare per quelle provenienti dal Canale di Suez.
Aumentare la capacità di traffico dei nostri porti e le infrastrutture ad esso connesse è un'opportunità da non disperdere, tenendo da conto le nostre maggiori eccellenze nel campo dell'engineering, dell'energetica e dei trasporti.


Altro capitolo è il modo in cui cercheremo di sviluppare le partnership, avendo, questa volta, il radar puntato sul nostro Sud.
Consideriamo il caso del Porto di Gioia Tauro, il quale era stato inizialmente scelto dai cinesi per un investimento pari a 2 miliardi di euro, salvo poi essere superato dai porti del Nord, in particolare da quello di Trieste, candidato a diventare uno fra i più importanti hub mondiali.
Con la Via della Seta si apriranno inoltre opportunità per le nostre maggiori eccellenze, dalle aziende di ingegneria a quelle dell'energetica e dei trasporti.


La Via della Seta può essere "une grande bouffe" per le economie coinvolte, oppure no.
In ogni caso è un'opportunità storica che il nostro Paese non può permettersi di non cogliere.