La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
Etica come collante di un sano processo di crescita
30/Agosto/2018
Politica Economica

In un quadro internazionale in cui gli equilibri politici sono in costante e rapida evoluzione, dai rapporti di forza fra Usa e Russia, passando per le crisi coreane, e quella, più prossima della Turchia con il mondo occidentale, senza tralasciare l'incognita della Brexit, l'aspetto socio economico di molte nazioni, fra cui l'Italia, resta particolarmente delicato, fragile e soggetto a possibili speculazioni, i cui risultati graverebbero ulteriormente sul già sfibrato tessuto sociale.
In questo ambito, le economie più strutturate e la finanza globale possono rivendicare un'autonomia che può rivelarsi un punto di forza per la stabilità sociale, quanto una pericolosa arma nelle mani di ignoti.
Le linee guida di chi opera in ambito finanziario hanno sempre seguito logiche vicine all'obiettivo del profitto, come è giusto che sia in una società capitalistica, ma, ad oggi, in un mondo dove il valore dei prodotti finanziari supera ampiamente quello dei bene fisici generati, sembra doveroso, per quanto, forse, utopistico, portare al centro della discussione un'idea etica di economia e finanza.

L'etica, seguendo la formulazione aristotelica, può essere inserita nella parte della filosofia che, dopo la logica, dottrina della conoscenza, e la fisica, dottrina della realtà, identifica il vero bene, richiama i doveri morali verso noi stessi e verso gli altri ed individua i mezzi ed il comportamento per conseguirli, con l'aiuto dell'economia.
Il mondo di oggi ruota simbolicamente molto più veloce di un tempo, e si è visto come la riflessione etica vada aggiornata, per risolvere i nuovi problemi morali prodotti dalle trasformazioni universali, conseguenti all'enorme e convulso avanzamento della ricerca scientifica e tecnologica.
Un esempio tra i tanti è il rapporto e la conciliazione tra sviluppo e ambiente, tra informatizzazione ed occupazione etc. etc.
Nella esortazione apostolica "Evangelii Gaudium", Papa Francesco stigmatizza il sistema economico attuale come ingiusto alla radice e parla di una economia che uccide, in cui prevale la legge del più forte e la "cultura dello scarto".
C'è la nuova tirannia invisibile di un mercato divinizzato in cui regnano speculazione finanziaria, corruzione ramificata, evasione fiscale egoista.
E' una condizione che appare, nei secoli, sin dal 1127 quando Bernardo da Chiaravalle ammoniva: "Costruire la propria abbondanza ricavandola dall'impoverimento altrui non è lecito".
Le riflessioni del Papa sono influenzate da una visione fortemente chiesastica? E, allora, dove stà l'eticità, e quindi il sano comportamento, di un Paese come il nostro, in cui l'obiettivo supremo del bene comune, identificato nella riduzione delle diseguaglianze, trova ostacoli in una schiacciante burocrazia, in una giustizia lenta, in un sistema formativo carente, in una corruzione diffusa ed in pesanti sacche di criminalità organizzata?
E' etico un Paese in cui, nelle analisi, si continua a non segmentare le realtà economiche, come un Nord che cresce ed un Sud che precipita, confondendo le situazioni attraverso il gioco delle medie, o come si continui a parlare di PMI, senza mettere in evidenza che, in tale contesto, il 70% del fatturato ed il 60% dell'occupazione appartengono ai POE (Piccoli Operatori Economici), che non hanno valide salvaguardie?
E' etica un'Europa le cui politiche economiche, finanziarie, sociali, migratorie, sembrano fatte apposta per creare scontenti e a colpire alla base, con regole di governance rigide, superate e complesse, la legittima aspirazione delle popolazioni di non subire continue ristrettezze e prevaricazioni, a pagamento di presunte colpe storiche, come i debiti accumulati, ed a solo vantaggio di qualche membro?

Pensiero del giorno
"Non puoi fare una buona economia con una cattiva etica."
(Ezra Pound)