La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
Più del Mose ci serve Mosè
14/Novembre/2019
Attualità economiche sociali

di Lorenzo Guidantoni

Sono 7 i miliardi di euro pubblici investiti, ad oggi, nel Mose, opera ideata nel 1995, iniziata nel 2003 e finalizzata alla difesa di Venezia dalle maree.

 Ancora oggi, più che fermare le acque, questa opera torna a dividere l'opinione pubblica sui ritardi del nostro Paese, in particolare nella progettazione, gestione e completamento delle grandi strutture.

A seguito della disastrosa acqua alta del 13 novembre, arrivata ad 1.90 metri di altezza, sommergendo l'88% della città, il Mose che doveva proteggere la città, riassume in sé tanti mali dell'Italia:

  • I lavori sono fermi dal 2014 a causa dei numerosi procedimenti giudiziari nei quali sono stati coinvolto i vertici politici ed aziendali, per lo più relativamente a casi di presunta corruzione, e che hanno spinto la magistratura al sequestro dell'opera.
  • Se gli ingegneri sono sicuri dell'efficacia del Mose contro l'acqua alta, in molti non hanno dubbi anche sull'utilizzo di materiali non in linea con le specifiche: a dimostrazione di questa teoria ci sono le condizioni – certificate -  dello stato di usura e corrosione di molte componenti.  Ciò rende un prossimo utilizzo del Mose altamente dispendioso per i ricambi e i necessari lavori di riparazione e manutenzione.
  • Le spese per il completamento dell'opera tenderanno a crescere ulteriormente anche per la necessità di risorse umane specializzate, da assumere per attivare, manualmente,  il Mose, in caso di bisogno.  

All'interno del dibattito pubblico e politico, ciò che caratterizza la vicenda Mose è soprattutto questo improvviso risveglio delle coscienze.

Per un'opera messa a PIL dal 2003, con cicliche iniezioni di liquidità, non si è generato ancora nessun reale vantaggio per lo Stato. 

E quì si potrebbe aprire un lungo dibattito sul politico-ideologico  italiano, dove la confusione tra valore e costo si perde in iniziative mai completate o inefficaci, lasciando progetti utili e fruttuosi nel cassetto : una storia dalla bibliografia nutrita, che trova nel Ponte sullo Stretto l'epitome di una irragionevole programmazione.

Con ancora l'eco delle diatribe attorno al Ponte, opera che avrebbe comportato sicuri vantaggi anche in termini economici per lo Stato, ma cancellata per meri motivi di ordine politico, possiamo oggi affermare come sul Mose sia stata presa una topica storica lunga venti anni, con la complicità di ogni esecutivo, oltre che nel silenzio di un Paese capace di svegliarsi solo dopo una secchiata d'acqua.

Ultima considerazione, che non vuole suonare polemica: il tanto vituperato Ponte sullo Stretto, non aveva assorbito una cifra così importante prima di bloccare il progetto, con le note motivazioni.

La speranza è che, prima o poi, un Mosè riesca a scrivere sulle Tavole "i 10 comandamenti per una programmazione più attenta e seria".