La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
L'esito del Reddito di cittadinanza? Non ci voleva la maga per conoscerlo.
22/Ottobre/2019
Attualità economiche sociali

di Lorenzo Guidantoni

Il Reddito di Cittadinanza (RdC) non ha dato, fin quì, i risultati sperati.

L'esito della riforma, costruita ed attuata in fretta e furia dall'esecutivo Lega- M5S, sull'altare di un contratto di Governo mai soddisfatto, per molti era scontato già agli albori, quando veniva magnificato senza svelare dettagli organizzativi e numerici, che oggi si traducono in una sentenza inappellabile. 

In primo luogo, a fronte di un momento di stagnazione economica, con il RdC si è ulteriormente aumentata la spesa per il welfare indebolendo le misure per la crescita,  laddove già esisteva un supporto per le fasce più deboli, pensato dal Governo Gentiloni e chiamto REI (Reddito di Inclusione).

In secondo luogo, c'è stato un errore puramente matematico: si sono  stanziati circa 9 miliardi di euro, utilizzandone solo 5, con una previsione di spesa che ha completamente sbagliato modello di calcolo, associando disoccupati e "poveri", ed ignorando che il 37% dei richiedenti, già godeva del REI su citato.

In terzo luogo, si è voluto rimodulare il settore della ricerca di un lavoro senza attrezzare per tempo i centri d'impiego, veri gironi infernali della burocrazia, oltre ad assumere (a tempo determinato) ed in netto ritardo, i famosi "navigator".  

Il risultato di questi errori si è tradotto in un sostegno fine a se stesso, e  nell'aumento del "lavoro nero".

Prova di questa teoria è la recente indagine svolta dalla Guardia di Finanza, la quale ha dovuto aprire indagini nel 60% dei casi analizzati, nonostante "la pena prevista per chi bara" (Di Maio dixit) arrivi fino a due anni di carcere.

Considerate le realtà su descritte, certificate da fatti e numeri, con il nuovo Governo in molti speravano che si sarebbe tornati indietro, liberando risorse atte a stimolare la crescita.

Il nuovo esecutivo, invece, ha confermato il Reddito di Cittadinanza  per mantenere equilibri interni che, come nel caso dell'illustre predecessore, sono fragili.

L'impressione è che, cambiati nomi e volti alla guida del Paese, purtroppo si continui a navigare a vista, con una maggioranza più attenta alle dinamiche interne ed ai suoi rapporti di forza che non alla realtà di un Paese in cui la crescita, anche per il 2020, è prevista intorno allo zero virgola.