La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
La sostenibilità deformata. Auto ecologiche ed infrastrutture
03/Febbraio/2020
Attualità economiche sociali

di Lorenzo Guidantoni.

La pioggia è un avvenimento causato dall'evaporazione degli oceani, condensazione in nuvole, precipitazione al suolo. 

Con medesimo andamento, le rivoluzioni industriali si sviluppano sulla spinta delle necessità umane, soddisfatte attraverso la più alta ricerca e produzione di soluzioni atte a soddisfare i consumatori. 

Se però il ciclo naturale è perfetto, quello umano è soggetto ad errore. 

In questo senso, lo sviluppo sostenibile di alcuni settori rischia di incagliarsi nel passaggio fra realizzazione del prodotto e costo per l'utente, risparmio energetico e fruibilità delle materie prime, usabilità quotidiana, abitudini secolari e infrastrutture impreparate ad accogliere novità sconvolgenti.

Nel caso specifico dell'automotive, questi pericoli sono di stringente attualità, dentro una rivoluzione che non risponde solo all'antico rapporto fra necessità di trasporto/costo di impresa/ricavo, ma ricerca soluzioni attive ed immediate per contrastare il problema dell'inquinamento.

Ci viene così spiegato come macchine totalmente elettriche ed ibride siano il futuro del settore, scelta ineluttabile sposata anche dai Governi, che disincentivano la circolazione con altri tipi di allestimento, agevolando la tassazione per le soluzioni più ecologiche.

Una dinamica nobile, se non fosse che al suo interno presenta l'odissea dell'uomo comune, magari ecologicamente sensibile, ma in ogni caso bisognoso di sostituire la vecchia auto.

Sfogliando la sua rosa di opportunità, informandosi ed aumentando le conoscenze in materia, egli si accorgerà dello scollamento fra le aspirazioni della politica e la realtà del quotidiano.

Ciò che sta avvenendo nell'automotive, è infatti esemplare delle difficoltà nel tenere insieme la disponibilità di risorse naturali - con il prezzo del platino volato alle stelle per le difficoltà di reperimento - , le limitate risorse economiche delle imprese che devono convertirsi ed innovarsi,  l'impatto sulle abitudini consolidate del vecchio mondo.

Come noto, le vetture ecologiche, da quelle elettriche alle ultime ibride plug-in, necessitano di una ricarica pressoché costante tramite "colonnine" o prese domestiche. 

L'ibrido plug – in, nuova tecnologia che assicura maggiore durata e possibilità di affiancare motori più potenti, pone al consumatore il medesimo problema: arrivare a casa ed attaccare l'auto al posto del microonde, onde utilizzare, come prima, una macchina inquinante ma a costo maggiorato.

In questo sviluppo vorticoso, la semplice auto ibrida è una tecnologia antica, già esclusa da alcuni incentivi statali – almeno in Italia -  e dunque poco appetibile come investimento.

Con tali premesse, nell'obiettivo di tutelare l'ambiente, la politica nazionale – ma anche quella europea - sembra non aver tenuto da conto  debolezze pregresse ed impreparazioni infrastrutturali attuali:  dalla necessità di possedere un box auto –il cui costo, in città come Roma, è paragonabile a quello per l'acquisto di un monolocale in provincia – fino allo scarso numero di "colonnine di ricarica" presenti sul territorio, acquistare una macchina ecologica oggi è un nobile atto di coraggio.

Legambiente ha calcolato che nel 2019, in Italia, seppur in moderata crescita, l'installazione di colonne energetiche sia arrivata a contare solo 2.368 stazioni attive. Un numero esiguo, che non basterebbe a soddisfare la necessità del più piccolo quartiere di Roma, nell'elevato rapporto fra numero di abitanti e possessori di auto.

Torniamo così all'uomo comune, bisognoso di associare la sua sensibilità ambientale al portafoglio, ed alla soddisfazione della propria necessità:  in un viaggio fra Roma e Matera,  ad oggi, non utilizzerebbe altro che combustibile fossile, pur avendo speso il doppio del preventivato per rendersi "ecologico", poiché la rete energetica necessaria semplicemente non esiste.

Intanto, mentre uno studio del CNR mette in dubbio "l'ecologismo"  delle ibride nel paragone con il ciclo produttivo con i nuovi diesel, il malcapitato si accorgerà anche della diminuzione degli incentivi a partire dal 31 dicembre 2019, ed un dubbio, definitivamente, lo assalirà: "..che lo sviluppo sostenibile, almeno nell'automotive, sia solo una bella distrazione di massa?"

Parimenti, se non si costruisce una rete di infrastrutture per la ricarica energetica prima di imporre auto ecologiche, è realisticamente possibile auspicare una vendita di massa per soddisfare le giuste attese ecologiche sull'altare dello sviluppo sostenibile?