La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
La delusione ed il pessimismo crescente, visti da Giorgio De Rita, Segretario Generale del Censis
12/Dicembre/2018
Attualità economiche sociali

Il 52° Rapporto del Censis , presentato il 7 dicembre, descrive un Paese in regressione, sia sociale che  economica.

Le aspettative attorno a questo esecutivo erano grandi, tanto che, secondo il Segretario Generale del Censis Giorgio De Rita, la delusione è crescente.

I dati negativi del Pil, nel terzo trimestre, sono la sirena di allarme di un miracolo tanto atteso che rischia di trasformarsi in incubo.  Ciò che colpisce del rapporto del Censis  è la mancanza di fiducia nel futuro. Il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l'89% di quelle con un reddito basso, sono convinte che resteranno nella loro situazione attuale.  Solo il 23% di quelle intervistate crede di aver migliorato la propria condizione socio economica rispetto a quella dei propri genitori, mentre il 63,6% degli intervistati non crede di essere rappresentato da nessuna parte sociale o politica.

I dati sulla fiducia sono già sintomatici di un quadro difficile in divenire, poiché senza un clima favorevole è difficile aumentare i consumi e convincere le imprese a proiettarsi in investimenti e politiche espansive.

A monte di questa situazione c'è una spesa verso formazione cultura sempre più bassa. I dati parlano del 3.9% del Pil, contro la media europea del 4.7%. Difficoltà economiche, scarsa attenzione verso lo studente, strutture scadenti e risultati mediocri: tra i 30 e i 34 anni abbiamo il 26.9% di laureati, contro una media UE del 39.9%.

Dal 2007 sono aumentati più gli occupati nella fascia d'età tra i 55 e 64 anni (+78%), che non quelli fra i 25 e i 34 (-27,3%). Nonostante le numerose riforme inerenti il mercato del lavoro, la maggior parte dei giovani, in questi ultimi dieci anni, ha avuto inquadramenti contrattuali precari. Nel 2017 si contano ancora 650.000 contratti di parti time involontario, ben 150.000 in più rispetto al 2011.

Tradurre nella realtà sociale questa scarto di opportunità fra i giovani e le altre fasce d'età è molto semplice: blocco della scala sociale, meno matrimoni, tasso di natività inferiore, consumi al palo, inps sempre più in difficoltà, spesa sanitaria che cresce e meno introiti per lo Stato.

Dentro le pieghe di questi macrodati ci sono realtà regionali particolari. Il Sud arranca, è non  è una novità, ma colpiscono i dati di regioni come il Lazio e l'Umbria che, nonostante la leggera ripresa economica degli ultimi anni, sono rispettivamente indietro di 5 e 12 punti di Pil, rispetto a dieci anni fa. La crisi di alcune regioni si traduce in eventi migratori: a Bologna il tasso migratorio è di 18,9 su 1000 abitanti, a Milano di 15,3 migranti, a Firenze di 13,2.

Altro dato interessante del Rapporto Censi è quello relativo alla fiducia verso le istituzioni e l'Europa.

L'indifferenza verso la partecipazione alla vita democratica, espressa nel voto, quest'anno ha raggiunto un nuovo  picco, con una percentuale di astensione che ha raggiunto il 29,4%. Significa 13,7 milioni di elettori mancati alla Camera e 12,6 milioni al Senato, alle ultime elezioni politiche.

L'atteggiamento verso l'Europa resta negativo, di sfiducia– e questo vale per la maggior parte dei popoli europei – ma a sottolineare il diverso approccio dei giovani verso l'Unione – ed in generale per una differente visione del futuro - c'è il 58% dei 15-34enni e il 60% dei 15-24enni che ne esalta l'esistenza, e ne auspica la continuazione.

Quello che si evince dai dati del Rapporto Censis è il drammatico scarto di opportunità, reddito e certezze, fra giovani e anziani, con un conseguente clima di sfiducia che ferma ogni forma di progresso, sia economico che sociale.

Il tempo non gioca a nostro favore: la maggior parte dei dati riguardano il periodo 2007- 2017, dieci anni in cui si sono bruciate due generazioni.

Quale futuro per un Paese che perde la vitalità dei giovani, spreca il loro dinamismo, sottrae loro possibilità, predica bene e razzola sempre peggio?

 

 

 

 

 

Le opinioni espresse nelle news sono a cura della direzione e non coinvolgono assolutamente i membri del comitato scientifico di Tempo Finanziario.