La Rivista
2019
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2019
Eccellenza italiana: l'industria degli yacht in ripresa, ma i problemi non mancano.
30/Ottobre/2019
Attualità economiche sociali

dì Lorenzo Guidantoni

La cantieristica da diporto continua ad essere un'eccellenza tutta italiana, che torna a crescere dopo la terribile crisi del 2008, con questi numeri: fatturato in aumento del 75% rispetto al 2013, e  al +10,3 % rispetto al 2017; gli addetti diretti si attestano sul +13,8%.

Nel 2018, Il valore del mercato nautico è cresciuto fino ad arrivare alla cifra di 1.48 miliardi di euro, dando un contributo al PIl Italiano del 2%.

Oltre la cantieristica da diporto, che ci vede secondi solo ai Paesi Bassi, c'è un settore nel quale siamo ancora irraggiungibili, dove il marchio "Made in Italy" è ancora sinonimo di eleganza ed affidabilità: l'industria degli yacht.

Anche in questo caso, ci si può avvalere dei numeri per dimostrare una superiorità storica, figlia della tradizione e delle abilità dei nostri ingegneri e costruttori navali.

Il 46% degli ordini mondiali relativamente agli yacht sopra i 24 metri viene commissionato ad imprese italiane.

I maggiori acquirenti (80%) provengono dagli Stati Uniti, il 15% dall'Europa, ed il restante 5% da Russia ed altri Paesi dall'andamento economico positivo.

La domanda interna  purtroppo resta debole, nonostante la ripresa generale del comparto.

Nel nostro Paese, i maggiori poli produttivi connessi alla cantieristica da diporto sono dislocati fra Piemonte, Lombardia, Toscana, Marche e Campania, occupando un totale di 22.310 dipendenti.

Di fronte a questi numeri, ed a una antica cultura del sospetto verso il mercato del lusso, possiamo affermare che se gli yacht "sono per pochi", ciò che genera questo comparto finisce per dare beneficio, con l'indotto, ad una larga fetta della comunità. 

I problemi nel settore non mancano: ai tanti ostacoli di ordine burocratico e fiscale che gravano sul settore, bisogna aggiungere i rincari demaniali.

I nuovi criteri per la determinazione dei canoni annui sui porti turistici, creano, di riflesso, un aumento notevole per l'affitto dei posti in barca, durante la stagione. 

E' un aspetto da tenere in evidenza, considerando anche l'accorato appello del Presidente di Ucina – Confindustria Nautica, Saverio Cecchi, ripreso da "Il Sole 24 Ore".

Siamo un Paese unanimemente riconosciuto come generoso; quando, però, si toccano le possibilità occupazionali e l'economia del territorio, non si può scherzare: la chiusura delle marine italiane agevola le rivali di Francia, Spagna, Grecia e della ex Jugoslavia.

Occorre che il buon senso prevalga, evitando di equiparare porti in cui intervengono investimenti milionari per le infrastrutture, con delle spiagge.

Quello della nautica è un settore che va assolutamente tutelato, facendo esperienza di quanto verificatosi non molto tempo fa.

Se l'Italia cede posto sul mercato, con una imposizione fiscale eccessiva, controlli serrati da parte delle Capitanerie di porto e della GDF, contributi sociali esorbitanti sulla forza lavoro, ed altro ancora, si apre uno spazio per altri Paesi, come già successa in questo ultimo periodo.

In definitiva, possiamo affermare che la nautica è un comparto da "tenere d'occhio" ma che non può essere torturato, per l'occupazione che crea, e per la mancanza di una armonizzazione fiscale europea sempre più necessaria, anche in questo ambito.