La Rivista
2018
N° 2 Aprile – Giugno 2018
Banche e PMI: le banche di prossimità sono un retaggio del passato?
Rainer S. Masera
Il dibattito in corso guidato dalla Germania per introdurre un sistema veramente proporzionale di regolazione bancaria nell'EA merita pieno sostegno, per ridurre le distorsioni competitive artificiali, per mantenere un sistema bancario diversificato e per favorire il sostegno creditizio alle imprese medie e piccole, che continuano a rappresentare un settore chiave dell'economia in Europa.
Start up: realtà e illusioni
10/Gennaio/2019
Attualità economiche sociali

In Italia sono presenti circa 8.000 startup, attraverso le quali sono occupate circa 50mila unità lavorative, per un capitale sociale che si aggira su i 500 milioni di euro ed un giro di affari che si attesta a 1,2 miliardi di euro.

Già da queste cifre si potrebbe ridimensionare un fenomeno che, nel corso degli anni, sembra essere diventato per molti la chiave di volta nel rilancio di un'economia sempre più globale, in cui, molto spesso, articolati processi e dinamiche vogliono essere scardinati - in un sol colpo -  con la famosa "idea vincente".

La maggior parte delle startup, in Italia, hanno sede nella Regione Lombardia, e questo non sorprende, data la costante attenzione di questa regione nel recepire le nuove tendenze in tutti gli ambiti, da quelli sociali a quelli economici e finanziari.

Dalle ultime rilevazioni (febbraio 2018) le startup italiane sono così suddivise:

  • il 72% si occupa di servizi informatici per le imprese (creazione software, consulenza etc.)
  • il 18% è impegnato nel manifatturiero (fabbricazione macchinari, pc; etc.);
  • il 5% è attivo nel commercio;
  • il 5% restante viene collocato in un generico "servizi".

Ma quante startup falliscono in Italia? Dopo un anno dalla loro inaugurazione, circa il 90% chiude i battenti.

Molti insuccessi, molti motivi. Indubbiamente, fra la vitalità di sogni ed idee si insinua la cruda realtà di un mercato difficile da penetrare, superficialità degli ideatori, impreparazione del management, difficoltà di accesso al credito etc.

Uno dei maggiori problemi relativi alle startup, riguarda il loro finanziamento per crescere e svilupparsi: fra le diverse forme d'investimento presenti in Italia, stanno crescendo le Corporate Adventure Capital, ossia Piccole e Medie Imprese che si comportano come Venture Capital che, attraverso i Fondi, investono in questo settore. Altra modalità per finanziarsi è l'equity crowdfunding, che nel 2018 ha fatto registrare numeri da record, raccogliendo fino a 36 milioni di euro.

Davanti a tanta, presunta innovazione, è singolare, però, vedere come la maggior parte del credito per finanziare le startup, nonostante gli esempi di cui sopra, arrivi ancora attraverso il vecchio prestito bancario, laddove gli stessi fondatori della società non riescono a coprire, con il proprio portafoglio, gli investimenti necessari per sviluppare l'azienda.

I settori di maggiore interesse per gli investitori privati restano le nanotecnologie, la green economy, il turismo, i software e la sharing economy.

In tutto questo, una mano da parte dello Stato non guasterebbe. Chi decide di aprire una startup in Italia, trova ancora scarse agevolazioni nella fiscalità, nella velocità di connessione del Paese – grave elemento per lo sviluppo generale dell'economia -  ma anche nelle poche soluzioni contrattuali per i dipendenti, ancora insufficientemente calibrate per questo tipo di realtà.

In definitiva, pur considerando l'idea originale come basilare, bisogna promuovere un adeguato ecosistema delle startup, che le possa accompagnare dall'inizio alla realizzazione.

Al riguardo, la realtà di LVenture Group, ideata da Luigi Capello e sviluppata con la LUISS, è un modello da seguire: l'attenta selezione delle idee e del progetto, lo sviluppo del lavoro in aula - per la durata di circa cinque mesi, con l'accompagnamento di tutor qualificati -  il coinvolgimento di Fondi di Venture Capital per il sostegno finanziario, la creazione di una società di capitali di partecipazione - anche da parte degli startupper – e la possibilità di stare sul mercato per tre anni, rende questo processo solido quanto basta per testare la qualità dell'idea iniziale.

A seguito di ciò, l'eventuale quotazione in Borsa, con l'uscita dei Fondi, rappresenta un passaggio che può portare alla definitiva affermazione. Fuori da questo schema si rischia di cullare illusioni, con drammatiche conseguenze.

 

 

Le opinioni espresse nelle news sono a cura della direzione e non coinvolgono assolutamente i membri del comitato scientifico di Tempo Finanziario.