La Rivista
2018
N° 2 Aprile – Giugno 2018
Banche e PMI: le banche di prossimità sono un retaggio del passato?
Rainer S. Masera
Il dibattito in corso guidato dalla Germania per introdurre un sistema veramente proporzionale di regolazione bancaria nell'EA merita pieno sostegno, per ridurre le distorsioni competitive artificiali, per mantenere un sistema bancario diversificato e per favorire il sostegno creditizio alle imprese medie e piccole, che continuano a rappresentare un settore chiave dell'economia in Europa.
Dal globale al locale
28/settembre/2018
Attualità economiche sociali

La casa d'investimenti MoneyFarm ha prodotto uno studio, ripreso dal Foglio Quotidiano, martedì 25 settembre, in cui si rileva che l'indebitamento globale, negli ultimi anni, è cresciuto, passando da 173 mila miliardi di dollari, dieci anni fa, fino ad arrivare, oggi, a 250 mila miliardi di dollari, pari a circa il 318 % del PIL mondiale.
Questa situazione fa ipotizzare, fra le eventualità future, quella di un rischioso crash finanziario globale, innestato da una possibile crisi di qualche economia "pesante", come quella turca, indiana o di qualche paese dell'UE.
E' legittimo porsi la domanda "se il mondo industriale avrà la capacità di resistenza di fronte ad un nuovo ciclo economico fortemente negativo".
La risposta non è facile e risiede, in buona misura, anche nella tenuta di norme e regolamenti fissati dopo la crisi del 2008.
Si può trovare qualche ipotesi di alleggerimento nel fatto che, dal 2008 in poi, mentre la maggior parte dei Paesi hanno contribuito ad aumentare l'indebitamento globale di 30 miliardi di dollari, gli istituti di credito lo hanno ridotto, esponendosi , in relazione al PIL, dell'80%, rispetto al precedente dato, che si attestava all'89%.
Questa situazione aiuta a pensare che le Banche si presentano più solide e regolamentate, mentre gli Stati sovrani hanno elementi di fragilità e di forte esposizione nei confronti dei mercati, presso i quali hanno collocato i loro titoli di debito.
Da questa valutazione scaturisce un'istanza di ordine generale: le economie -soprattutto quelle europee - dovrebbero osservare le discipline convenute e fare di tutto per contenere il loro indebitamento.
Nella legge di Bilancio 2019, la Francia ha annunciato un taglio delle tasse pari a 24,8 miliardi di euro, che comporterà, insieme ad altre disposizioni, un aumento del deficit dal 2,6 al 2,8%, leggermente sotto il tetto del 3% richiesto da Bruxelles.
Tale alleggerimento delle tasse è ispirato dalla possibilità di ulteriori investimenti, dai quali, seguendo il metodo logico della catenaria di Rees, si dovrebbe sviluppare un maggiore fatturato, una spinta all'occupazione, una crescita dei profitti, da cui maggiori introiti per lo Stato.
Il nostro Paese vorrebbe, su orientamento del Vice Presidente, Luigi Di Maio, seguire questa strada, uscendo anche dai confini del 2% del rapporto deficit / PIL.
Ciò dovrebbe consentire all'Italia di attuare le linee programmatiche del famoso contratto di Governo (reddito di cittadinanza, flat tax ed altro).
Tutto sembra giusto, se si tralascia che la Francia ha un rapporto debito / Pil prossimo al 100%, rispetto al nostro che è superiore al 132%. Questo dicono i numeri!!.
In ogni caso, trascurando, nel breve periodo, i vantaggi politici di questo o di quel partito, e pensando al bene dell'Italia, una più ampia possibilità di manovra, attuata con giudizio e progressivamente nel tempo, potrebbe veramente sostenere un miglioramento degli indici di sviluppo ed armonizzare, per i cittadini, le convergenze tra realtà effettiva e realtà percepita.