La Rivista
2018
N° 2 Aprile – Giugno 2018
Banche e PMI: le banche di prossimità sono un retaggio del passato?
Rainer S. Masera
Il dibattito in corso guidato dalla Germania per introdurre un sistema veramente proporzionale di regolazione bancaria nell'EA merita pieno sostegno, per ridurre le distorsioni competitive artificiali, per mantenere un sistema bancario diversificato e per favorire il sostegno creditizio alle imprese medie e piccole, che continuano a rappresentare un settore chiave dell'economia in Europa.
Il cavallo va spronato ma non sfiancato
03/ottobre/2018
Politica Economica

Il Governo ha imposto le sue idee sopra la freddezza dei numeri, sfidando l'Europa forzando i mercati, con la scelta di alzare il rapporto deficit/PIL al 2.4%.
Il risultato di questa linea politica è ancora incerto, anche se i rialzi dello spread siano un segnale di nervosismo degli operatori.
La coraggiosa decisione di uscire dai tecnicismi dell'austerità - sin qui inutile ai fini dell'abbassamento del debito pubblico - ha come contraltare la mancanza di chiarezza, fino ad ora, su alcune scelte future, per le quali si corre il rischio di un orientamento negativo dei mercati.
Partiamo dai rischi: aumentare il deficit può rivelarsi una cosa giusta, fatta nel momento sbagliato.
Adesso che volge al termine il QE di Draghi, che i tassi USA sono in risalita e che l'aumento del costo del petrolio la capacità d'investimento delle imprese, la nostra economia, nel breve termine, sarà particolarmente esposta. Se è vero che nella vita il tempismo è tutto, allora siamo fuori strada, pur riconoscendo che non possono essere governati tutti i tasselli del mosaico.
Volendo essere fiduciosi, invece, se è valida la massima per cui "non è mai troppo tardi", arrivare al 2.4% nel rapporto deficit/Pil, può essere l'occasione per dare una "sferzata al cavallo dell'economia".
Il modo in cui si vuole scudisciare questo cavallo è, però, il tema più delicato e discusso.
Il reddito di cittadinanza e le pensioni a quota 100, rischiano, infatti, di essere manovre capaci di soddisfare i vari elettorati e puntellare il welfare sociale, ma che, nel lungo periodo, possono pregiudicare ogni tentativo di crescita.
Il limite è tutto nella sottile linea che separa l'assistenzialismo dal welfare e la pensione dal lavoro nero over 60.
Le cifre impegnate per le annunciate riforme (alcune delle quali, ancora piuttosto vaghe), sono promosse più dalle grida della piazza che non da quelle, più pacate, delle associazioni di categoria.
Per queste ultime, l'abbassamento del costo del lavoro, lo snellimento della burocrazia con una efficace agenda digitale ed un piano infrastrutturale ampio e deciso, sarebbero le soluzione migliori per accelerare la leggera crescita in corso.
A sostegno di questa posizione e come espressione di un valido potenziale, ci sono i dati confortanti delle piccole e medie società di AIM e di ELIE, le quali, nonostante tutto, hanno visto crescere l'occupazione dell'85%, in soli due anni, sostenute da riforme sistemiche atte ad agevolare l'ingresso di capitali (mini bond, la prospettiva dei PIR etc.) e a movimentare, in maniera elastica, il mercato del lavoro.
I fantini bravi vincono i palii scudisciando il cavallo nel momento giusto, altri, meno esperti o troppo emotivi, ne abusano, ottenendo l'effetto contrario.
Ci si deve raccomandare di spronare il cavallo, non di sfiancarlo.