La Rivista
2018
N° 3 - 4 Luglio - Dicembre 2018
Le insidie del web e l’educazione finanziaria
Ercole P. Pellicanò
Una lettera indirizzata ad Aldo Cazzullo, apparsa sul Corriere della Sera del 23 novembre 2018, stimola qualche riflessione. Un lettore chiede se l’utilizzo sfrenato del web possa portare una perdita di autorevolezza della cultura, di opportuna selezione politica ed altro.
ISTAT: in Italia aumenta la pressione fiscale, diminuisce il potere d'acquisto e l'elevato spread comincerà, a breve, a far sentire i suoi effetti
08/Gennaio/2019
Attualità economiche sociali

I dati presentati dall'Istat, relativi al terzo trimestre del 2018, continuano a palesare la forte pressione fiscale in Italia, arrivata al 40,4 %, in aumento dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Seppure la variazione sia minima, l'Italia resta fra i primi sette Paesi dell'OCSE con una incidenza fiscale superiore al 40%.

Il frutto maturo di questo dato - preoccupante per qualsiasi rilancio dell'economia-  è figlio delle elevate tasse sul reddito ma anche del peso dei contributi sociali e dell'elevata tassazione sugli immobili.

La ricaduta dell'alta tassazione e di altri, numerosi indici, ha comportato, nella vita delle famiglie italiane, i seguenti numeri: in termini nominali, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all'8,3%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. A fronte di una variazione dello 0,3% del deflatore implicito dei consumi (misura dell'andamento dei prezzi), il potere d'acquistodelle famiglie consumatrici è, però,  diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Morale della favola: in Italia sta aumentando la pressione fiscale e diminuendo il potere d'acquisto delle famiglie e dei singoli.

Per quel che riguarda i conti pubblici, il rapporto deficit/Pil si è attestato all'1,7%, in leggero miglioramento rispetto all'1,8% dello stesso trimestre (da luglio a settembre) dell'anno precedente. Il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un'incidenza sul Pil del 2%, a fronte dell'1,6% nel terzo trimestre del 2017.

Le positive prospettive insite in questi numeri, devono, però, fare i conti con la variazione dello spread degli ultimi mesi, a causa della quale, tra luglio e settembre 2018, la spesa per interessi è cresciuta di circa 1,7 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2017, con un aumento pari al 12%.

Gli effetti di questo ultimo dato si faranno sicuramente sentire sui prossimi studi Istat relativi alla situazione economica in Italia, tanto nei conti pubblici, quanto a livello privato.

 

 

Le opinioni espresse nelle news sono a cura della direzione e non coinvolgono assolutamente i membri del comitato scientifico di Tempo Finanziario.